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Visconti
in borgata
Appunti su un fatto di cronaca
di Stefano Stefanutto Rosa
Lunedì 24 Giugno 2002
Sono tre i documentari realizzati da Luchino Visconti. Brani d'attualità
dei giorni convulsi di Roma liberata dagli angloamericani, contenuti
in Giorni di gloria (1945) di Mario Serandrei e Giuseppe De Santis:
le sequenze del processo al questore di Roma Caruso, del linciaggio
di Carretta ex-direttore del carcere di Regina Coeli e dell'esecuzione
di Caruso e di Koch, capo di un reparto speciale di polizia fascista;
Alla ricerca di Tadzio (1970), il lungo casting del giovane interprete
(Bjorn Andersen) del suo Morte a Venezia, realizzato per una rubrica
Rai. E infine Appunti su un fatto di cronaca (1951), restaurato recentemente
dall'Associazione Philip Morris, e che fa parte della sezione
"Docs in Europe" (oggi al Teatro sperimentale a partire
dalle ore 18.00), un'iniziativa del Coordinamento europeo dei
Festival rivolta alla promozione del documentario.
Il cortometraggio si colloca in un periodo di "esilio" di
Visconti dopo le polemiche e gli insulti di critica e pubblico benpensante
alla Mostra di Venezia per La terra trema (1948), che lo spingono ad
abbandonare progetti come Cronache di poveri amanti e La carrozza del
Santissimo Sacramento. È un fatto di cronaca romana, lo stupro
e la violenza della piccola Annabella Bracci, gettata in un pozzo della
borgata Primavalle a spingere il regista di nuovo dietro la macchina
da presa, nello stesso anno di Bellissima.
Inizialmente il corto di Visconti era contenuto nel primo numero di
"Documento mensile", insieme a Note a 'Ladri di biciclette' di Vittorio
De Sica e La funivia di Faloria di Michelangelo Antonioni. Poi, per
ragioni sconosciute, venne inserito nel secondo numero insieme a Prurito
di Carlo Levi. "Il progetto era creare un mensile filmato, che fosse
un po' come una summa del nuovo cinema italiano. Associai alla produzione
Marco Ferreri, che si sarebbe occupato principalmente della parte organizzativa".
Così Riccardo Ghione ricostruisce la nascita di "Documento mensile",
di cui fu direttore.
Per lo storico del cinema Lino Miccichè, Appunti su un fatto
di cronaca è "un breve elzeviro cinematografico fatto di
notazioni poetiche, una lirica per macchina da presa". Una memoria
affidata al testo dello scrittore Vasco Pratolini, letto da Giorgio
De Lullo, e al commento musicale del compositore Franco Mannino: "Visconti
desiderava che scegliessi uno strumento dal suono malinconico e struggente
che potesse sottolineare la triste atmosfera della borgata. Gli dissi
subito che lo strumento più adatto era il clarinetto basso e
gli consigliai di lasciarlo da solo, senza accompagnamenti di sorta".
All'origine il documentario durava poco meno di cinque minuti,
poi Visconti lo ampliò a otto, tempo minimo necessario per candidarsi
al riconoscimento ministeriale. Se il documentario superava l'esame
di una commissione di esperti, presieduta dall'allora sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio, veniva abbinato a un lungometraggio e
godeva del tre per cento dell'incasso globale del film. Ma Appunti
su un fatto di cronaca fu bocciato, segno dei tempi, e proiettato per
la prima volta nel gennaio 1953, ma a Parigi.
Fonte: http://tamtam.cinecitta.com
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