nel tempo
filmografia
teatrografia
riconoscimenti
approfondimenti
shop
informazioni
|
Guida
alla consultazione
al Fondo Luchino Visconti
Il Fondo Luchino Visconti presenta e rende disponibile gratuitamente
la "Guida alla consultazione" a cura di Caterina d’Amico
de Carvalho e Alessandra Favino. "Questa Guida è dedicata
a tutti coloro che potrebbero consultare il Fondo: agli studenti e agli
studiosi, ai cinefili e ai melomani, agli amanti del teatro, ai cultori
della moda e delle mode; in modo particolare è dedicata a tutti
gli storici, disciplinari e non, per i quali vorrebbe essere di invito
e di stimolo a una ricerca approfondita ma eclettica (o, come si dice
oggi, trasversale)".
© Fondo Luchino Visconti
Il brano che segue è ripreso integralmente dalla "Guida
alla consultazione al Fondo Luchino Visconti" a cura di Caterina
d’Amico de Carvalho e Alessandra Favino.
La guida è disponibile gratuitamente sul sito web della FONDAZIONE
ISTITUTO GRAMSCI - ONLUS
www.gramsci.it/visconti.htm
Introduzione
alla Guida alla consultazione
a cura di Caterina d’Amico de Carvalho e Alessandra Favino
Luchino
Visconti morì improvvisamente il 16 marzo 1976.
Da quando si era ammalato nel 1972 abitava solo, in un appartamento
d’affitto situato a pochissima distanza dalla casa di sua sorella
Uberta. Quando si sparse la voce della sua morte, direi nel primo pomeriggio,
l’appartamento si affollò rapidamente di amici accorsi
a rendergli omaggio, e a condividere il dolore. Ricordo una processione
di personaggi eterogenei, variegati come gli interessi e le attività
di Visconti: teatranti e cineasti, intellettuali e politici, pittori
e musicisti. C’era anche Pietro Ingrao, amico di Visconti fino
dagli anni quaranta, commosso e turbato.
Alcuni chiedevano cosa sarebbe accaduto dei lavori lasciati incompiuti.
I collaboratori più stretti spiegavano che L’innocente,
l’ultimo film che aveva impegnato Visconti, era praticamente terminato:
già completati sotto la sua guida montaggio, doppiaggio e registrazione
delle musiche, bisognava procedere solo al montaggio del suono e al
missaggio. Invece il progetto della Tetralogia wagneriana, pensato e
preparato per La Scala, era stato accantonato da tempo, in considerazione
delle sue precarie condizioni di salute. Altri chiedevano cosa sarebbe
stato dei quadri, delle collezioni d’arte, delle case. Qualcuno
disse “E i materiali di lavoro? Che fine faranno tutte le carte
accumulate per anni, fotografie, appunti, lettere contratti?”
“Già,” disse Ingrao, “bisogna fare in modo
che questi materiali non vengano dispersi; qualcuno deve assolutamente
recuperarli, selezionandoli tra le carte private. Potrebbe farlo lei”
concluse, indicando me. Io avevo allora 27 anni e non sapevo ancora
bene cosa avrei fatto nella vita: avevo studiato musica e balletto,
avevo lavorato per il cinema e per il teatro, e avevo anche iniziato
una tesi di laurea proprio su Visconti, che non avevo completato; in
più godevo del privilegio di non essere considerata un’estranea,
grazie al trentennale sodalizio che aveva legato a Visconti mia madre
soprattutto, ma anche mio padre e i miei nonni. Fu così che quando,
parecchio tempo dopo, Uberta Visconti si accinse a inventariare il contenuto
delle case del fratello Luchino, forse memore di quel suggerimento di
Ingrao, chiese a mia madre e a me di aiutarla.
Le case di Visconti erano allora solo due: La Colombaia di Ischia,
con gli arredi liberty, pochi libri e pochissime carte; e una villa
a Castelgandolfo, dove Visconti aveva pensato di andare ad abitare dopo
aver lasciato la storica abitazione di via Salaria. Di fatto non vi
si era mai trasferito, e la casa, ancorché arredata, aveva l’aria
di essere incompleta. Le librerie erano piene di libri ordinati, ma
l’ampio garage traboccava di scatoloni dal contenuto misterioso.
Aprendoli scoprimmo che in realtà il trasloco da via Salaria
non era mai terminato. Carte, fascicoli, copioni, oggetti d’ogni
sorta, e ancora libri, fotografie, lettere, materiali forse all’origine
conservati in modo sistematico, erano accumulati (o piuttosto travasati)
alla rinfusa in quegli scatoloni, che erano i superstiti d’una
lunga peregrinazione, punteggiata da soste in depositi più o
meno custoditi, funestata da furti più o meno disinvolti. Passammo
così molte lunghe giornate a leggere montagne di fogli sparsi
per identificarne la provenienza e chiarirne il contenuto, in modo da
poter determinare la loro destinazione. La tutela della privacy non
andava ancora di moda, ma già da allora ci sembrava opportuno
separare le carte e le memorie private dai materiali di lavoro, per
lasciare le prime agli affetti familiari e consegnare gli altri agli
studiosi. Non fu facile, perché spesso la linea di confine era
incerta, e quindi le nostre decisioni sono sicuramente opinabili. Posso
però affermare che donna Uberta fu molto generosa, e incluse
nel Fondo donato alla Fondazione Istituto Gramsci anche molto materiale
“privato”: infatti guardando le immagini familiari ci fu
subito chiaro che l’opera di Visconti se ne era abbondantemente
nutrita, e che quindi esse costituivano un sistema di riferimenti importante.
Naturalmente il Fondo è tutt’altro che esauriente. Oltre
alla discontinuità cui si è fatto cenno, bisogna sottolineare
altre lacune sistematiche. Ricordo qui le più cospicue: Visconti
conservava le lettere che riceveva, ma non le minute delle lettere che
spediva; probabilmente affidava a un procuratore i contratti definitivi
che regolavano i suoi rapporti professionali, perché nel suo
archivio sono stati rinvenuti solamente documenti relativi a trattative
preliminari. Quindi il primo compito dei curatori del Fondo è
quello di integrarlo. Abbiamo cominciato a contattare amici e collaboratori
per chiedere loro di depositare presso il Fondo lettere e materiale
in loro possesso, sia pure in copia. Analoghe iniziative saranno intraprese
nei confronti degli Enti Lirici, delle compagnie teatrali e delle case
di produzione cinematografiche: con la loro collaborazione si potrebbero
ricostruire calendari di prove e piani di lavorazione. Visconti è
considerato un grande modernizzatore della prassi teatrale italiana:
documenti relativi alla preparazione dei suoi spettacoli saranno preziosi
per illustrare tale processo innovativo: i suoi film sono tra i massimi
exploits produttivi del nostro cinema: sarebbe estremamente interessante
documentare tali irripetibili avventure. I risultati di queste ricerche
sarebbero ancora più eloquenti se contestualizzati nel panorama
dell’attività teatrale e cinematografica di quegli anni.
D’altro canto, nonostante le sue lacune il Fondo è molto
ricco e soprattutto molto vario; in un certo senso rispecchia la complessità
di Visconti, la molteplicità dei influenze (subite ed esercitate)
e di percorsi (compiuti e attraversati). Già nella sua famiglia
di origine confluivano l’aristocrazia, la grande industria, l’imprenditoria,
le arti dello spettacolo. La sua vita privata e professionale lo mise
poi in contatto con la politica, la letteratura, le arti figurative.
Studiare veramente Visconti significa traversare l’Europa del
ventesimo secolo.
Questa è probabilmente la vera ragione della scelta operata
da Uberta Visconti nell’affidare il Fondo alla Fondazione Istituto
Gramsci piuttosto che al Centro Sperimentale di Cinematografia, al Teatro
di Roma o all’Università: non voleva consegnare il ricordo
di Luchino Visconti ai soli cinefili, né ai teatranti, né
agli accademici; tanto meno voleva smembrare una personalità
così unitaria. Sicuramente voleva affermarne l’identità
e l’integrità d’artista e intellettuale, consapevole
delle proprie responsabilità civili, esponente direi emblematico
della cultura europea del suo tempo: il secolo probabilmente più
tormentato e complesso della storia, appesantito dalla conoscenza e
dall’amore per il passato, eppure ansioso di futuro.
L’opera di Visconti è particolarmente densa, intrisa di
memorie, allusioni, citazioni, rimandi; racconta, rappresenta, documenta
il Novecento, e allo stesso tempo ne è l’espressione. Il
Fondo, costituito da documenti biografici e critici, è uno strumento
prezioso per rintracciare le fonti e quindi rendere visibili tutti questi
rapporti.
Questa Guida è dedicata a tutti coloro che potrebbero consultare
il Fondo: agli studenti e agli studiosi, ai cinefili e ai melomani,
agli amanti del teatro, ai cultori della moda e delle mode; in modo
particolare è dedicata a tutti gli storici, disciplinari e non,
per i quali vorrebbe essere di invito e di stimolo a una ricerca approfondita
ma eclettica (o, come si dice oggi, trasversale). A tutti coloro che
accoglieranno questo suggerimento, i migliori auguri di buon lavoro.
Sempre estratto dalla stessa "Guida" è presente su
questo sito il brano: "Il Fondo Luchino
Visconti e la Fondazione Istituto Gramsci".
|
|