iconNel ricordo di Luchino Visconti

Testo tratto dall'articolo "Nel ricordo di Luchino Visconti "
di Franco Mannino.

(...) Per quasi mezzo secolo gli sono stato amico. Ho collaborato, come compositore e interprete, a molti suoi film. Da Bellissima fino all'ultimo, L'innocente. Ho scritto le musiche per i suoi lavori teatrali, cito per tutti l'indimenticabile Zio Vania di Cecov. A sua volta, Luchino ha collaborato con me: ha scritto il libretto per due miei lavori di genere operistico, e ne ha firmato la regia. Parlo di Mario e il Mago, tratto dalla novella di Thomas Mann (Milano, Teatro alla Scala, 1956), a cui la Francia assegnò il "Premio Diaghilev" per il miglior lavoro dell'anno. Ancora oggi, quando rileggo il contratto firmato: Thomas Mann, Luchino Visconti e Franco Mannino, non lo nego, mi sento orgoglioso e felice. Per il Diavolo in giardino (Palermo, Teatro Massimo, 1963); Luchino, avvalendosi della collaborazione di Filippo Sanjust ed Enrico Medioli, preparò un testo deliziosamente comico, alla Beaumarchais. (...)

Posso testimoniare che Traviata è stata, in assoluto, l'opera più amata da Visconti. Ne curò tre edizioni: quella scaligera, con Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, quella di Spoleto, che lui chiamava "povera", e infine quella, stupenda, di Londra, al Covent Garden, realizzata, per così dire, in bianco e nero.

(...) Visconti, come Toscanini, preferiva il violoncello a tutti gli strumenti (entrambi sostenevano che fosse il più vicino alla voce umana) e da giovane gli dedicò sette anni di intenso studio. Dal mio libro Visconti e la musica (Akademos & Lim, 1994), trascrivo un brano che tratta della nascita della musica per Gruppo di famiglia in un interno. Dopo il successo di Morte a Venezia, pensai che occorresse rinnovare completamente la tecnica compositiva della musica da film.

"Tradizionalmente, si aspettava che il regista finisse il film e lo pre-montasse. Poi, regista e compositore, insieme, decidevano in quali scene mettere la musica. In questo modo, c'era sempre il pericolo di scrivere musica oleografica. Con Morte a Venezia, avevo capito che le due opere d'arte, parallelamente, potevano avere vita autonoma. Infatti, così decidemmo per Gruppo di famiglia in un interno. Per ciò che riguarda questo film e il successivo, scrissi le musiche studiando prima il copione e, per L'innocente, ristudiando il romanzo di Gabriele D'Annunzio. (...) Luchino era con noi a Lagolungo, avevo appena ultimato il Concerto per violoncello e orchestra e, prima di spedirlo all'editore, volli suonarlo al pianoforte, che si trovava nella mia camera da letto. Mentre suonavo il secondo movimento, Luchino, che era disteso su una sedia a sdraio in terrazzo, mi chiamò a voce alta. Corsi da lui. "Franco", mi domandò, "Cos'è questa musica che stai suonando?" Gli risposi che era il secondo movimento del mio nuovo concerto. Con tono perentorio mi disse: "Questo lo mettiamo nei titoli di testa e in quelli di coda". Io tentai di oppormi perché avevo già fissato la prima mondiale con un importante teatro, ma con Luchino non c'era niente da fare.

(...) "Per L'innocente feci a Luchino una grossa sorpresa. Di nascosto, incisi a parte le musiche che avevo composto, e questo avvenne prima che lui cominciasse a girare il film. A Natale, lui veniva sempre a colazione a casa mia. Quando mia figlia era piccola, le aveva regalato un teatrino in miniatura, delizioso, e le organizzava sempre uno spettacolo, muovendo lui stesso i fili dei burattini. Io avevo preparato in sala un riproduttore di suoni e, dopo colazione, feci partire l'Adagio che avevo composto per L'innocente e che avevo registrato con l'Orchestra dell'Accademia di S. Cecilia, da me diretta. Luchino si commosse e, quando me ne accorsi, mi commossi anch'io. Poi, un'altra sorpresa. Sapendo che il suo strumento preferito era il violoncello, gli dissi: "E ora, ascoltalo suonato dal tuo strumento preferito". Alla fine, più commosso di prima, Luchino mi disse delle parole così elogiative che non posso ripetere perché, lo confesso, me ne vergogno. Poi, profeticamente, aggiunse: "Non possono non assegnarti il David di Donatello. Hai centrato l'atmosfera decadente dannunziana in modo stupendo. Ero certo che avresti scritto una musica aderente e bella. Ma non fino a questo punto"".

(...) l'Adagietto di Gustav Mahler, che abbiamo utilizzato in Morte a Venezia, una pagina sublime! Ricordo che Visconti, per la prima volta, non mi fece vedere neanche un fotogramma del film. " (...) Ho paura che le immagini possano fuorviarti dall'esecuzione che farai per il disco.
(...) Poi, per il montaggio, saranno... fatti miei".

La musica di Gustav Mahler deve anche a Visconti e a Thomas Mann la sua attuale immensa notorietà. Grazie anche a questo film, oggi ci ritroviamo uniti, loro in alto, e non solo metaforicamente, io più in basso: Thomas Mann, Luchino Visconti e io.

© Akademos & Lim


iconVisconti e la musica
Mannino Franco ; LIM, 1994
Libro disponibile presso IBS Italia


 
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