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Le illusioni de l'INNOCENTE.
Rinventare l’Ottocento
di Ivo Blom - Traduzione di Ciro Schettino
Lead
L'edizione olandese su dvd de L'INNOCENTE (1976), l'ultimo film di Luchino Visconti, ci fa comprendere il modo di lavorare del regista. Ivo Blom ha visitato le location del film e ha parlato con i collaboratori di Visconti del ruolo essenziale della scenografia e dei costumi nei suoi film.
Visconti non permetteva loro di copiare, ma di reinventare. Adattava l'ambiente alle emozioni dei suoi personaggi. Attraverso depth cues, scorci alla Pieter de Hooch, movimenti di cinepresa e specchi Visconti crea l'illusione che il mondo non si fermasse sul margine dello schermo.
Rinventare
Oggigiorno se uno va in giro da turista nella Galleria Colonna a Roma, niente ricorda che, trenta anni fa, quel nobile e imponente palazzo cittadino era il set cinematografico dell'ultimo film di Visconti, L'INNOCENTE. Visconti vi ambientò due concerti da camera all'inizio del film. Oltre che a Palazzo Colonna egli girò il film in due ville in Toscana, ma il set più importante fu a Villa Mirafiori del diciannovesimo secolo. Questa villa romana fu costruita nel 1874 per 'la bella Rosina', la moglie morganatica di re Vittorio Emanuele II. Esattamente cento anni dopo divenne il set per la casa di Tullio Hermil, il protagonista de L'INNOCENTE. Attualmente vi ha sede la Facoltà di Lettere dell'Università di Roma, ma si possono ancora oggi vedere le porte e i plinti che l'art director Mario Garbuglia e i suoi assistenti dipinsero espressamente per Visconti. Visconti voleva evocare nel modo più vivido possibile l'ambiente fin-de-siècle del romanzo di D'Annunzio.
Il suo staff fece accurate ricerche per rappresentare costumi e arredi storicamente accurati.
La loro documentazione consisteva di foto, ma anche di copie di quadri, disegni e stampe.
Questa documentazione servì come materiale di confronto, ma allo stesso tempo come fonte di ispirazione. Rinventare, inventare di nuovo, così lo definisce Piero Tosi, costumista di Visconti.
Scenografi e costumisti si appropriano così del codice artistico di un periodo per elaborare da esso un progetto originale. In questo modo si evita una citazione troppo letterale e banale e si crea anzichè copiare. Fu lo scenografo e costumista Gino Sensani, negli anni trenta, ad inaugurare questa tradizione creativa del cinema italiano. La sua allieva Maria De Matteis disegnò i costumi per OSSESSIONE(1943), il film del debutto di Visconti. A sua volta, l'assistente di quest'ultima Piero Tosi, creò i costumi dei film di Visconti a partire da BELLISSIMA (1951). Il realismo di Visconti non è il naturalismo della pittura di Courbet o dei romanzi di Zola. In Visconti, Proprio come nella pittura olandese del Seicento, si ha un realismo costruito, fatto di inquadrature, prospettive e illuminazioni consapevoli. Il suo realismo sembra naturale, ma invece è imbevuto di simbolismo. Oggetti o abiti trasmettono l'atmosfera di una scena e le emozioni del protagonista. Persino nei suoi film più realistici, l'ambiente è espressione dei personaggi. Con questo stile Visconti innalzava il dramma al di sopra della vita quotidiana.
Occultamento e smascheramento
Per la scena de L'INNOCENTE (1976) in cui Guliana va a trovare di nascosto il suo amante chiedendo a suo marito di annodarle il velo, Visconti volle un velo simile a quello di Medardo Rosso, scultore italiano tardo-ottocentesco. Nella Donna Velata-Impressione di sera al boulevard (1893) di Rosso, così come nella scena del film, il velo è stretto intorno al viso in modo tale da rendere visibile solo il suo profilo. Esso simboleggia la natura infida di Giuliana, per la quale suo marito finisce nuovamente per interessarsi a lei. Più tardi nel film, quando Tullio e Giuliana fanno una visita a Villalilla, la villa toscana della loro luna di miele, succede il contrario. Tullio solleva il velo dal cappello di Giuliana e la bacia con passione. Occultamento e smascheramento occupano un ruolo essenziale in quasi tutti i film di Visconti. I suoi eroi hanno un ideale, un amore, una famiglia, l'arte, ma a causa del loro egoismo e del loro accecamento, smarriscono la loro responsabilità nei riguardi della società e falliscono. Infatti alla fine de L'INNOCENTE il mondo di Tullio, a confronto con la realtà, crolla .
Paesaggi dell'anima
Attraverso le inquadrature, l'uso del colore, la composizione, i movimenti di macchina ma anche con la scelta delle location Visconti adattava l'ambiente alle emozioni. La natura come espressione delle passioni umane è un'idea dell’Ottocento. I paesaggi dell'anima del Romanticismo ritornano negli interni e negli esterni de L'INNOCENTE: nei pesanti e ricchi interni di Palazzo Colonna, per esempio, con i suoi ingombranti quadri di genere di Gaspar Dughet e le enormi e antiche credenze. Una credenza del genere, di avorio ed ebano, si vede alle spalle della cantante, che canta l'aria Che farò senza Euridice dall'opera Orfeo di Gluck. Un altro esempio è la stanza piena di oggetti di Tullio: il Chesterfield davanti al camino barocco, i grandi ritratti ottocenteschi alle pareti. Oltre alla ricchezza e ad una studiata noncuranza, l'abitazione esprime volutamente anche snobismo e machismo. Essa contrasta con gli interni molto più modesti e sobri di Federico, il fratello minore di Tullio, che occupa alcune stanze della casa durante una licenza. Alle pareti vi sono infatti quadretti di cavalli. La casa della madre di Tullio, la villa toscana La Badiola, è piena di quadri antichi, ma vi sono anche foto contemporanee sul tabouret del suo defunto marito e di altri familiari.
Specchi e quadri
Attraverso movimenti di macchina, depth cues (in particolare i bouquet di fiori all'interno, cespugli in fiore all'esterno) e scorci alla Pieter de Hooch, Visconti talvolta suggerisce spazi giganteschi.
Splendido è il modo in cui ingrandisce la sensazione di tridimensionalità con gli specchi.
Usa specchi per la costruzione dell'immagine e per mostrare lo spazio alle spalle della cinepresa.
Anche nella pittura gli specchi modellano lo spazio. Nel ritratto dei coniugi Arnolfini, di Jan Van Eyck, per esempio, il pittore raffigura se stesso. Attraverso gli specchi, Visconti, ne L'INNOCENTE, rende visibili personaggi che si trovano offscreen. Nell'hotel fiorentino in cui Tullio e Teresa soggiornano, viene inquadrato un enorme fascio di tuberose dell'altro amante di Teresa. Dalla hall Visconti riprende la camera da letto da cui, attraverso un specchio, è possibile vedere la testa furiosa di Tullio. Proprio come Johannes Vermeer nei suoi quadri, Visconti crea l'illusione che il mondo non si fermi sul margine dello schermo. Visconti utilizza gli specchi anche per mettere qualcuno a confronto con se stesso. Con questo gioco di spazi, con cui la dinamica del film si svolge all'interno dell'immagine e non attraverso il montaggio, il film si trasforma in un grande quadro. In Visconti, quindi, il film è in primo luogo spazio anzichè tempo. La sera di Natale Tullio vuole uccidere il suo figlio illegittimo. Manda via la balia e deve trattenersi per non gridare il suo odio e la sua gelosia. Quando la balia va a prendere uno scialle da un armadio a specchio, lascia una porta aperta in modo tale che Tullio si vede riflesso nello specchio accanto alla culla. Tra di essi si può vedere un ritratto di Cristo di Guido Reni, pittore barocco in voga alla fine dell’Ottocento. L'immagine riflessa riassume la situazione: Tullio è separato dall'odiato figlio dal ritratto di Gesù. La fede di Giuliana le ha impedito di abortire. Non per niente Tullio fissa impietrito per qualche secondo l'immagine dello specchio. Così come gli specchi,negli interni di Visconti anche i quadri hanno talvolta una carica simbolica. Nella scena in cui la domestica di Giuliana viene dalla Toscana a prendersi il vestito estivo a Roma, Tullio rimane sorpreso perchè pensava che Giuliana sarebbe andata a Roma per abortire. Ed ecco che si staglia sullo schermo un antico ritratto di un bambino che si vedeva in precedenza in uno specchio in cui Giuliana, consapevole della sua colpa dopo l'adulterio, rivolge il suo sguardo. In molti dei suoi film i quadri formano una parte naturale degli interni, ma ne L'INNOCENTE Visconti dà ad alcuni quadri un significato particolare.
© Ivo Blom, 'De illusies van L'innocente. De negentiende eeuw opnieuw uitgevonden', in: Skrien 37, 5, giugno-luglio 2005, pp. 36-37. Tradotto in italiano da Ciro Schettino.
dr. Ivo Blom
Comparative Arts Studies
Faculty of Arts
Vrije Universiteit
De Boelelaan 1105
1081 HV Amsterdam
The Netherlands
tel. 00.31.20.598.6489
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dr. Ciro Schettino
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