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Visconti,
oggi
di Lino Micciché
Mercoledì 10 Maggio 2000
Primavera 1977, Modena. A completamento della bella esposizione di costumi,
documenti fotografici e costruzioni scenografiche allestita da Caterina
D'Amico, si svolge una tavola rotonda. Ed ecco che si alza un tale,
cui qualcuno ha già dato incautamente permesso di scrivere su
Visconti in uno sciagurato numero di Bianco e Nero, e riscodella, pari
pari, con la dovizia di un poscritto aggiuntivo, quello che ci ha già
fatto leggere sulla gloriosa rivista del CSC, in un numero dedicato
alla "controversia Visconti" (sic!).
"...Non credo - dice testualmente e con profetica presunzione,
anche tonale - che fra una ventina (anche meno) d'anni si parlerà
di Luchino Visconti". Poi, inappagato, aggiunge il poscritto: "Il
1954 non è l'anno di Senso, ma di Casa Ricordi di Carmine Gallone"
(in precedenza, sempre sullo sciagurato numero di Bianco e Nero, il
nostro aveva sostenuto i molti meriti di Giuseppe Verdi di R. Matarazzo,
rispetto ai pochi di Senso). Quindi, detto il verbo, lascia la pedana
degli oratori e riscende in sala, tra i sorrisetti compiaciuti di un
paio di complici.
Da quel 1976-77 sono ormai passati più di vent'anni, quasi venticinque
anzi. E non soltanto di Visconti non si è mai smesso di parlare,
anzi si parla sempre di più; ma forse nessuno tra i cineasti
recenti ha avuto un così cospicuo revival critico "post
mortem" come il regista de La terra trema.
Tanto che le 343 pagine del ricchissimo, e preziosissimo, repertorio
bibliografico viscontiano della Mancini (Elaine Mancini, Luchino Visconti.
A Guide to References and Resources, G.K. Hall, Boston, Mass 1986),
già comprendente più di un paio di migliaia di "voci",
dovrebbe essere aggiornato, se ripubblicato, ad almeno 500 pagine, per
includere nella rassegna gli articoli, i saggi, i volumi e, quel che
può stupire, le tesi di laurea (italiane) e le tesi di dottorato
(straniere) dedicate al nostro cineasta.
Il cinema di Visconti non interessa, dunque, soltanto ciò che
resta della vecchia critica di formazione neorealistica o immediatamente
post-neorealistica; ma anche la nuova e nuovissima critica e le stesse
giovanissime generazioni degli odierni studenti di cinema. Certo, il
cinema viscontiano è molto distante, per ispirazione culturale,
per scelte stilistiche e per tecnica della scrittura cinematografica
dal cinema della modernità. Credo però che il magistero
di Visconti appaia tuttora esemplare per la sua ineguagliata capacità
di coniugare insieme cultura e spettacolo, ragione e sentimento, fantasia
e storia, dramma e melodramma, speranza razionale e istintiva disperazione.
Nell'attuale cinema delle rovine contemplate o del nulla accarezzato,
alcuni film viscontiani (La terra trema, Il Gattopardo, per non fare
che due titoli) riappaiono, o appaiono ai giovani, come veri e propri
monumenti. Si può anche in qualche caso non condividerne l'ispirazione
ma non si può non ammirarne la pur vitale monumentalità.
Fonte: http://tamtam.cinecitta.com
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