iconMario Praz: Scene di conversazione
di Alessandro Bencivenni

Il riferimento alle conversation pieces testimonia la familiarità di Visconti con un recente volume di Mario Praz: Scene di conversazione, e con l'intera opera di questo singolare saggista. Con la diabolica levità che gli è propria, Praz accenna più volte al sottile e morboso legame che intercorre tra l'Anima e il suo anagramma, Mania.

Il fascino delle sue opere consiste nel modo in cui risale lungo questo filo tortuoso e sconcertante, senza mai abbandonare l'abito insospettabile ed austero del professore all'antica. Dannunziano alla rovescia, indica l'erudizione nel delirio immaginifico, il metodo nella bizzarria. I suoi libri sono come una visita guidata nell'"inferno"del romanticismo, o come dice bene Arbasino - «il Catasto del Decadentismo».

Le Scene di conversazione sono scritte come uno studio erudito, ma si leggono come un romanzo. Praz insegue, con amorevole e minuziosa dedizione, le vicende delle generazioni ritratte in questo squisito genere di pittura borghese. Il suo interesse si sofferma con predilezione sugli episodi macabri e luttuosi, sicché il volume possiede il fascino perverso del vagheggiamento di un'epoca defunta.

Il Professore di Gruppo di famiglia in un interno non possiede certo i grandi tratti del "prazzesco", né la sua casa quelli del cenotafio neoclassico di casa Praz. Tuttavia certe affinità sono evidenti. «Oggi l'arte del porgere non esiste più» scrive Praz ne Il patto col serpente «il telefono ha pressoché abolito gli epistolari (...) e distrutto ogni possibilità di continuati e armoniosi discorsi»: un motivo questo che ricorre per tutto il film. Nelle stesse pagine troviamo quella che porrebbe essere la definizione dell'eloquio del Professore: «una serie di frasi ben tornite, sorvegliate da uno spirito brillante che si compiace d'ascoltar se stesso», contrapposto al «rozzo e sboccato parlar plebeo» esibito nel film dalla nuova borghesia in jeans.

Visconti si è insomma rifatto a quel certo gusto antiquato caro a Praz per mettere il suo Professore a confronto con un presente nel quale non riesce più a riconoscersi.

Lo scrittore stesso racconta ne La casa della vita di essersi trovato in una situazione simile a quella descritta in Gruppo di famiglia: «da un'ispirazione profetica doveva essere animato Luchino Visconti quando (a sua stessa confessione in interviste sui giornali) prendendo le mosse dalle mie Scene di conversazione pel suo film Ritratto di famiglia in un interno metteva a protagonista un vecchio professore assistito da un'anziana domestica (qui evidentemente alludeva a una situazione simile alla mia), ma anche immaginava che nello stesso casamento venisse ad abitare una banda di giovani drogati e dissoluti. Che è pressapoco quello che è accaduto, ma soltanto dopo la presentazione del film, nel palazzo dove abito. Il film, come potei constatare, è rispettoso verso il mio sosia, e forse esagera nei riguardi dei coinquilini, di cui dirò solo che, venendo richiesto dal più notorio di essi, della dedica di un mio libro, vi scrissi: "Per (seguiva il nome) vicino di casa, lontano d'idee"». Una dedica che sembra uscita dalla penna del Professore.

Ma il maggiore elemento di affinità tra Visconti e il saggio di Praz sta nella sensibilità di entrambi verso quella teatralità degli atteggiamenti, quella concezione della stessa vita come teatro, che è caratteristica delle conversation pieces. In esse si esprime la falsa coscienza di una classe che amava mettersi in posa nell'illusione di garantire a se stessa «certezza e saldezza». La sconfitta di questa illusione, lo smascheramento di questa falsa coscienza costituiscono il tema del film.

Il Professore cade in un duplice inganno: mentre nega ogni rapporto tra sé e la volgarità dei tempi nuovi, è poi costretto ad ammettere l'esistenza di un legame, ma quando crede che questo possa costituire l'inizio di una nuova vita, è solo per poi dovervi riconoscere il presagio della sua morte.

Il testo è tratto dal libro:
Luchino Visconti di Alessandro Bencivenni
© Il Castoro, Milano 1994.
» Libro disponibile presso IBS Italia


 
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