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Massimo Girotti in una foto recente.
© Olympia - Massimo Girotti in una foto recente

Articolo del 6 gennaio 2003 comparso su La Repubblica.it

Il cinema italiano perde un pezzo di storia. Si sono chiusi, a 84 anni, gli occhi azzurri di Massimo Girotti. Icona dell'epoca d'oro di Cinecittà, uomo ed attore bello e sensibile, fascino e capacità tali da catturare i registi simbolo dell'epoca d'oro, da Visconti a Rossellini, da De Sica ad Antonioni. Se n'è andato la notte scorsa, a Roma, lasciando due figli (era già vedovo), Alessio ed Arabella, ed un film appena finito, La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek.

Massimo Girotti era nato il 18 maggio 1918 a Mogliano, in provincia di Macerata. Grande sportivo fin da giovanissimo, con il nuoto e il polo aveva perfezionato il suo fisico già statuario. La natura era stata però meno generosa in quanto a voglia di studiare. Per questo, alla laurea in ingegneria preferì la carriera di attore. E poco più che ventenne fu ingaggiato da Mario Soldati per il ruolo del "bello" in un film del '39, Dora Nelson, sulla storia di una diva cinematografica. Ma fu con Alessandro Blasetti e La corona di ferro, nel '41, che a Massimo Girotti si aprirono le porte del cinema "vero".

Decisivo l'incontro con Rossellini prima, e con Visconti poi, che gli affida il ruolo di protagonista in Ossessione, nel '43, tratto da "Il postino suona sempre due volte" ma riambientato nella pianura padana. Girotti, sempre bello, dimostra di essere anche bravo. Rende plausibile la fosca storia d'amore e turba non poco gli animi femminili dell'epoca comparendo con indosso una aderente canottiera bianca. Altri due successi arrivano nel dopoguerra, con Caccia tragica di De santis e con In nome della legge di Germi.

È il suo periodo d'oro. Antonioni gli affida il personaggio di Guido nel suo primo film, Cronaca di un amore (1950) poi, nel '54, un altro dei suoi lavori più importanti: Senso, ancora con Visconti, dove disegna con grande abilità il patriota Ussoni. L'apice della carriera. Da quel momento, molti continueranno a chiamarlo ma più per ruoli trasversali: negli anni Sessanta il cinema italiano trionfa con la commedia e quel volto, quel fisico, quello sguardo intenso, ma anche i quarant'anni già raggiunti, poco si attagliano a pellicole improntate alla leggerezza.

Toccherà a Pasolini recuperarlo e valorizzarlo: nel '68, con un ruolo emblematico, in Teorema, il borghese che abbandona tutto e va nudo per il mondo, e ancora nel '70, con Medea. Si ricorda di lui anche Bertolucci, che lo vuole in Ultimo tango a Parigi. Poi, negli anni Settanta e Ottanta, qualche partecipazione cinematografica e produzioni televisive.

Negli anni recenti, quando i registi che lo avevano fatto grande, e i compagni della sua vita, se n'erano pian piano andati quasi tutti, erano stati soprattutto i giovani cineasti a bussare alla sua porta: da Benigni, con il quale aveva lavorato ne Il mostro, ad altri meno noti, Tonino Valeri (Un bel dì vedremo) e Andrea Zaccariello (Gioco da vecchi). Piaceva quel volto con le rughe scavate dalla storia, quello sguardo ancora fascinoso e malinconico.

L'ultimo film aveva finito di girarlo poche settimane fa: La finestra di fronte, di Ferzan Ozpetek, dove interpreta Davide, un anziano smemorato. Con l'umiltà di chi sa di aver già dato tanto e di poter cedere a ruoli che un po' troppo si avvicinano alla realtà. Chi lo sentiva e lo vedeva, spesso, era il regista Carlo Lizzani. Si erano conosciuti sul set di Caccia tragica, di De Santis (Lizzani all'epoca era assistente alla regia) ed erano diventati amici. "Lo ricordo felice - dice Lizzani - per l'opportunità che Ozpetek gli aveva offerto. Per un grande attore stare fermo era sempre doloroso". Poi, un passo indietro nel tempo; "La sua bellezza ne aveva spesso oscurato la bravura - ricorda Lizzani - che invece fu chiara con Visconti, Antonioni e tanti altri. Di lui non dimentico il professionismo eccellente e scrupoloso del grande attore: ogni battuta, ogni parola, doveva avere un senso. Lui riusciva a darglielo"


Filmografia essenziale:
La finestra di fronte (2003)
Luchino Visconti (1999)
L'Innocente (1976)
Ultimo tango a Parigi (1972)
Medea (1969)
Teorema (1968)
Le streghe (1967)
Senso (1954)
Sul ponte dei sospiri (1953)
Spartaco - Il gladiatore della Tracia (1953)
Cronaca di un amore (1950)
In nome della Legge (1949)
Fabiola (1948)
Gioventù perduta (1947)
Desiderio (1946)
Ossessione (1943)



 
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