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Visconti
e la Basilicata. Visconti in Basilicata
Dal 7 dicembre 2003 al 28 febbraio 2004 presso il Museo Provinciale
di Potenza è presente una mostra di fotografie inedite della
Basilicata, scattate durante i sopralluoghi compiuti nel 1959-1960 da
Luchino Visconti prima di girare il film "Rocco e i suoi fratelli".



Fotografie presenti nella mostra. Maggiori informazioni sul sito web
della Provincia
di Potenza
A corredo della mostra è stato pubblicato un libro-catalogo
a cura di Teresa Megale.
Visconti
e la Basilicata. Visconti in Basilicata.
Catalogo della mostra (Potenza, 7 dicembre 2003-28 febbraio 2004)
Marsilio, 2004
Libro
disponibile presso IBS Italia
Il testo che segue è un approfondimento di Cristina Jandelli
ripreso integralmente dal sito web Supereva
Cinema
"La genetica", spiega Sandro Bernardi in uno dei saggi del
volume, è la "disciplina nata dalla critica proustiana francese,
nella quale si studiano le fonti d’ispirazione di un’opera
e la nascita di personaggi o luoghi del mondo di carta o di celluloide,
da personaggi del mondo di vita". Secondo la prospettiva della
critica genetica, dopo che la semiologia ha insegnato ad esplorare contesti,
paratesti e percorsi intertestuali, è ora di tornare al testo,
illuminato di nuova luce per effetto di una scrupolosa analisi di tutto
ciò che lo ha generato.
Da questa prospettiva la mostra, curata da Teresa Megale, che al Museo
Provinciale di Potenza espone dal 7 dicembre 2003 al 28 febbraio 2004
una serie di fotografie inedite della Basilicata, scattate durante i
sopralluoghi compiuti da Luchino Visconti per Rocco e i suoi fratelli,
si rivela esemplare: quegli scatti, siano dello stesso Visconti o, come
più opportunamente viene ipotizzato, del fotografo di scena Paul
Ronald, vanno assunti come documenti che testimoniano la genesi dell’opera
e perfino qualcosa di più; vanno considerati, come ancora nota
Bernardi, il "testo occulto" del "testo manifesto":
la sceneggiatura del film prevedeva un prologo lucano al racconto milanese
della famiglia Parondi, ma poi Visconti optò per far iniziare
il film con l’arrivo alla stazione di Milano degli emigranti lucani,
e il lavoro preliminare compiuto durante i sopralluoghi a Matera e Pisticci
sarebbe rimasto nascosto se non fossero riemerse, giacenti nel Fondo
Visconti dell’Istituto Gramsci di Roma, le casse contenenti le
fotografie ora esposte. Gli scatti sono riprodotti nel raffinato libro-catalogo,
pubblicato da Marsilio a latere della mostra, che contiene un saggio
di Siro Ferrone sulla drammaturgia di Visconti e un ricordo di Caterina
d’Amico de Carvalho, oltre a un’inedita scaletta dell’autore
riferita ad una delle sceneggiature preliminari di Rocco e i suoi fratelli.
A parte l’oggettiva bellezza degli scatti, che restituiscono
la Basilicata degli anni Cinquanta osservata dalla prospettiva di un
occhio al tempo stesso estraneo e partecipe, queste fotografie raccontano
ciò che dei personaggi nel film non si mostra ma c’è:
la terra d’origine introiettata nei gesti, negli abiti, nella
scenografia degli interni, e naturalmente nell’onomastica. Nel
saggio introduttivo al volume, Teresa Megale ricostruisce con grande
accuratezza il rapporto che lega il "testo occulto" al "testo
manifesto", ovvero ciò che Visconti, durante il suo viaggio,
aveva appreso della Lucania, regione scelta "sia per la vasta eco
provocata dagli scritti di Carlo Levi e di Rocco Scotellaro, sia anche
per qualche familiarità, fin qui trascurata e resa poco evidente,
con quel territorio così vicino al Tarantino, nel quale i suoi
antenati avevano fin dal tardo Settecento radicati interessi feudali".
Dalle suggestioni provenienti dall’amico Gerardo Guerrieri al
lavoro del costumista Piero Tosi sugli abiti tipici della comunità
lucana, dai riflessi degli studi etnografici di Ernesto De Martino al
lavoro dello scenografo per la ricostruzione di stanze dove il ruolo
delle fotografie alle pareti si rivela essenziale a ricostruire l’identità
dei protagonisti, Teresa Megale, facendo dialogare le fotografie con
le immagini del film di Visconti, guida il lettore e lo spettatore della
mostra all’interno di un percorso esemplare di critica genetica
applicata a un testo di cui si credeva di sapere tutto, e non era così.
© Supereva Cinema
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