iconL'innovazione tecnica con il film "Ossessione"
di Osvaldo Civirani

Testo tratto dal libro "Un fotografo a Cinecittà. Tra negativi, positivi e belle donne" di Osvaldo Civirani.

Il titolo del film era Palude ma all’inizio della lavorazione fu cambiato in Ossessione, una specie di rifacimento de Il postino suona sempre due volte; gli interpreti Massimo Girotti, Anna Magnani(poi sostituita da Clara Calamai per indisponibilità) e lo spagnolo Juan De Landa. Il film sarebbe stato diretto da Luchino Visconti, un nome mai sentito prima. Mi dissero che era un nobile e che aveva lavorato in Francia come aiuto di Renoir. Dalle parole di Solaroli avevo capito che si sarebbe trattato di un film dall’impronta neorealista,ambientato nella provincia ferrarese.

Compresi che il film si prestava a realizzare la rivoluzione tecnico-fotograficache sognavo da diverso tempo. Avrei eseguito le fotografie mentre gli attori recitavano ed avrei messo da parte la macchina formato 21x27 con panno nero, cavalletto e peretta. Questo non significava un abbandono definitivo: per alcuni film quella macchina sarebbe stata ancora necessaria e poi, comunque serviva per i primi piani degli attori e delle attrici.

Il problema principale consisteva nel trovare una macchina che facesse al caso mio. Girai per un paio di giorni da un negozio all’altro, ma senza fortuna. Di macchine ne avevo vedute molte ma nessuna giusta, con le caratteristiche che avevo sognato io. Finalmente capitai per caso nel negozio di un amico, Cacchi, che commerciava in macchine fotografiche usate, piccole e grandi. Dentro il negozio, in una vetrina, notai una macchina e come l’ebbi tra le mani capii che la mia ricerca era giunta alla fine.

Era una Plaubel Makina III, formato 6x9, con obiettivo Anticomar f. 2,9, con Compur da B (posa) a 200 di secondo. Aveva anche il sofietto rientrante a compasso, con tiranti di precisione, il telemetro incorporato che dava la messa a fuoco quando le due immagini che apparivano nell’oculare diventavano una sola (lo stesso principio adoperato in artiglieria per il puntamento), il mirino a traguardo, e impressionava 8 fotogrammi formato 6x9. Il materiale sensibile era in rulli 120. La acquistai. Certo , non avrei immaginato che con quella macchina avrei rivoluzionato la tecnica di fare fotografie di scena.

La serie fotografica di Ossessione doveva passare alla storia della fotografia di scena e dare a me una notorietà che mi faceva essere il punto di riferimento per tutti coloro che svolgevano la medesima professione, almeno credo. Per la prima volta, poi, non solo in Italia ma nel mondo, il nome del fotografo di scena figurò tra i titoli di testa (in America viene citato con la dicitura "Still Photographer"). In seguito in Italia il fotografo avrebbe trovato anche il posto in auto, il suo cestino e la dovuta considerazione.

© Osvaldo Civirani., Un fotografo a Cinecittà. Tra negativi, positivi e belle donne, Cremonese, Roma 1995


 
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