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Luchino
Visconti:
un viaggio spettacolare nel mondo dell'arte
di Mauro Porru
Il testo che segue è ripreso integralmente dal sito web
Universitade de Brasilìa
"Cinema, teatro, lirica: il problema di far vivere uno spettacolo
è sempre uguale. Ma v'è più indipendenza e libertà
nel cinema. Mi è accaduto di fare del cinema, e di pensare alla
prosa; impegnato nella prosa, sognavo il melodramma.", diceva Luchino
Visconti in un'intervista alla rivista "Il Mondo", l'
8 gennaio 1976, due mesi prima di morire, denunciando il carattere plurale
della sua opera.
Le considerazioni che seguono vogliono sottolineare questo aspetto
fondamentale della produzione viscontiana, percorrendo, come in un viaggio,
l'itinerario di quei maccanismi interdisciplinari che costituiscono
la spina dorsale della sua poetica. L'intenso rapporto esistente tra
il cinema viscontiano e altre manifestazioni artistiche come la letteratura,
la pittura, la musica, il teatro e il melodramma sarà analizzato
nel film La caduta degli dei, in cui l'intersecarsi di questa molteplicità
di materiali artistici si esprime in maniera altamente spettacolare
e drammatica.
Filmato nel 1969, l'undicesimo lungometraggio di Visconti tratta degli
eventi che hanno portato il nazismo al potere, tra il 1933 e 1934, raccontati
attraverso le vicissitudini violente e spietate di una famiglia di industriali
ricchi e potenti, assetati di potere.
Il tema della dissoluzione familiare, vista come metafora di avvenimenti
politici e sociali, svolto anteriormente in produzioni come La terra
trema, Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo, viene adesso raffigurato
in un'opera storicamente delineata che porta la rappresentazione di
questo argomento fino alle estreme tragiche conseguenze.
Il nostro viaggio ideale comincia percorrendo i suggerimenti letterari
che pervadono La caduta degli dei. Questo film, anche se non si basa
direttamente su un testo scritto specifico come era avvenuto per Ossessione,
La terra trema, Senso e Il Gattopardo, che avevano alle spalle libri
come Il postino suona sempre due volte di Cain, I malavoglia di Verga,
e i romanzi omonimi di Boito e Lampedusa, possiede echi di opere famose
della letteratura europea. Il suo inizio è costruito come quello
dei Buddenbrook di Thomas Mann, da cui vengono ripresi tutti i meccanismi
che conducono una famiglia dell'alta borghesia alla distruzione; dal
Macbeth di Shakespeare viene tratta la struttura drammatica di un grande
spettacolo sulla corruzione morale e il desiderio smisurato di potere,
in cui primeggia la crudele, determinata e un po' criminale Sofia, impersonata
superbamente dall'attrice svedese Ingrid Thulin, ideata come una evidente
replica della protagonista del dramma shakespeariano; nel personaggio
incestuoso e perverso di Martin si possono ritrovare tratti appartenenti
al protagonista de Il giovane Törless di Musil, libro molto amato
da Visconti, mescolati a elementi de L'uomo senza qualità, dello
stesso autore; l'episodio del suicidio della piccola ebrea Lisa, sedotta
da Martin, è derivato chiaramente dai Demoni di Dostoevskij.
I dati storici e anaddotici sul nazismo appartengono alla Storia del
Terzo Reich di William L. Schirer.
Quanto alla presenza della letteratura nella filmografia viscontiana
si può dire che questa derivi, nella sua totalità, direttamente
o indirettamente, da una matrice letteraria. Lo stesso regista ha affermato
più volte quanto fosse inconcepibile per lui scrivere delle sceneggiature
che non si basassero su testi letterari, data l'enorme ricchezza di
spunti che questo genere artistico offriva. Oltre ai casi citati di
film tratti da opere letterarie specifiche, possiamo aggiungere Le notti
bianche dal racconto omonimo di Dostoevskij, l'episodio di Boccaccio
70, Il lavoro, dalla novella Au bord du lit di Guy de Maupassant, Lo
staniero dal romanzo omonimo di Camus, Morte a Venezia dal racconto
di Thomas Mann La morte a Venzia e infine L'innocente dall'opera omonima
di D'Annunzio. Il resto della produzione filmica di Visconti - escludendo
il lungometraggio Bellissima, Siamo donne (episodio Anna Magnani) e
La strega bruciata viva (episodio di Le streghe), nati da un soggetto
cinematografico puro e semplice - accoglie, come avviene in La caduta
degli dei, varie reminiscenze letterarie. Così in Rocco e i suoi
fratelli confluiscono elementi di Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas
Mann, de L'idiota di Dostoevskij, del Ponte sulla Grisolfa di Testori;
in Vaghe stelle dell'Orsa il romanzo Forse che sì forse che no
di D'Annunzio, l'Elettra di Euripide e la poesia leopardiana; in Ludwig,
oltre ai testi storici sul Re-Luna, si riconoscono echi di Sofferenze
e grandezza di Richard Wagner di Thomas Mann; in Gruppo di famiglia
in un interno sono presenti chiari riferimenti all'erudito volume Scene
di conversazione di Mario Praz.
Un altro genere artistico presente in La caduta degli dei è
il melodramma. Quello stesso melodramma che si affaccia timidamente
in Ossessione, con l'"Andante" dell' opera La Traviata di
Giuseppe Verdi, strimpellato al piano da un avventore, che riappare
in La terra trema, con l'aria "Ah, non credea mirarti" della
Sonnambula di Vincenzo Bellini, eseguita al flauto da compare Nunzio,
e in Bellissima, con le varie citazioni dell'opera L'elisir d'amore
di Donizetti, per poi esplodere in Senso, tutto costruito sul Trovatore
verdiano. Come non ricordare, a questo proposito, le scene di Le notti
bianche in cui il dialogo e il comportamento di Mario e Natalia riflettono,
durante le loro schermaglie amorose, quelli di Figaro e Rosina del Barbiere
di Siviglia di Giacomo Rossini o la magnifica sequenza dell'Idroscalo
in Rocco e i suoi fratelli, dove le azioni di Simone, Nadia e Rocco
riproducono quelle di Don José, Carmen e Escamillo della Carmen
di Bizet?
Introdotto con forza da Visconti fin dalle prime inquadrature, questo
peculiare genere drammatico diviene, come era accaduto in Senso, il
modello narrativo di La caduta degli dei. I compositori italiani e soprattutto
l'amato Verdi vengono sostituiti da Wagner, la cui opera Götterdämmerung
è citata espressamente dal sottotitolo del film e dalle fiamme
delle acciaierie su cui scorrono i titoli di testa e di coda, evocando
l'incendio di Walhalla che consacra il crepuscolo degli dei. E sarà
la nostalgica canzone del Tristano, cantata dai giovani SA, languidi
e sonnolonenti, ebbri di piacere, a chiudere l'infuocata sequenza dell'orgia
omosessuale della "notte dei lunghi coltelli".
La musica di Wagner così presente in questo film trionferà
poi in Ludwig, in particolare nella scena dell'incontro tra il re di
Baviera e il giovane attore Keinz, di cui il sovrano si è invaghito
vedendolo recitare il ruolo di Romeo, ambientata nella Grotta di Venere,
creata a imitazione della Grotta Azzurra di Capri nel castello di Linderhof,
in cui sono riprodotti i temi e l'atmosfera di Tannhäuser e Lohengrin.
Oltre al dramma musicale, in La caduta degli dei, si fa presente anche
la musica colta, come nella scena di Guenther che si esibisce suonando
il violoncello, in cui il regista, oltre a confermare l'importante ruolo
che questo tipo di musica ha in tutta la sua produzione cinematografica,
recupera riminiscenze autobiografiche, nel ricordare teneramente le
lezioni musicali impartitegli da donna Carla, con fermezza e dolcezza
allo stesso tempo, quando ancora adolescente suonava lo stesso strumento.
Il raffinato gusto musicale ereditato dalla madre si rivela, come abbiamo
già detto, in tutta l'opera filmica di Visconti che affianca
la musica di Bruckner a quella verdiana nelle scene più marcanti
di Senso, che utilizza un valzer inedito di Verdi, trovato in un cassetto
della madre, nella famosissima sequenza del ballo in Il Gattopardo e
il "Preludio", di César Franck, spartito prediletto
di Carla Erba, per sottolineare il tragico contrasto tra presente e
passato in Vaghe stelle dell'Orsa. In Morte a Venezia l' "adagetto"
della Quinta e il quarto tempo della Terza sinfonia di Malher vengono
usate dal regista come un leitmotiv capace di esprimere il senso di
un destino inevitabile, grottesco e patetico, accompagnando l'arrivo
di Aschenbach in una Venezia plumbea e crepuscolare, la sua partenza
frustrata e il suo ritorno, le memorie familiari, il trucco, gli inseguimenti
voyeristici nelle strette calli veneziane, la caduta nel fetido campiello
e la morte del protagonista con il volto trasformato in una maschera
sfatta. Le luminose note di Giochi d'acqua a Villa d'Este di Liszt che
pervadono la sequenza di Villa Lilla in L'innocente, vengono invece
adoperate per liberare la storia dei protagonisti, Tullio e Giuliana,
dalla tetra atmosfera che la opprime.
Un' altra manifestazione artistica che, in La caduta degli dei, si
intreccia di forma vigorosa a quella cinematografica è il teatro.
I vari personaggi vengono filmati, come era già avvenuto in Senso,
davanti allo specchio o nell'atto di vestirsi come se si stessero preparando
per una recita teatrale. Durante tutto il film la teatralizzazione degli
eventi diventa sempre più marcata con l'uso pesante del trucco
e dei travestimenti e la trasformazione degli spazi in grandi palcoscenici,
dando agli avvenimenti il tono lugubre di un mostruoso spettacolo familiare.
La terribile scena della lotta per la successione tra Friederich e Konstantin
è ambientata nel salone del castello ancora addobbato e illuminato
per la festa di compleanno del vecchio patriarca, appena assassinato,
strutturato scenograficamente come un grande teatro con una loggia che
ricorda una galleria e un pavimento di legno che rimbomba come un palco.
Questa funzione espressiva sarà assolta pienamente nella scena
finale quando Martin attraversa questo stesso salone imitando il tipico
passo dell'oca dei reparti tedeschi in parata.
Riguardo alla teatralizzazione dello spazio possono essere citati degli
esempi di film precedenti, come la passeggiata notturna di Livia e Franz
in Senso, dove i palazzi e i campielli di Venezia si trasformano in
fondali o le sequenze dell'incontro dei due amanti nella villa di Aldeno
in cui le tende e le cortine dei letti diventano sipari. O ancora le
scene di Rocco e i suoi fratelli, in cui passioni estreme, inconciliabili
e arcaiche, vengono rappresentate, in modo antitetico e artificioso,
in ambienti freddi e civilizzati, tipici del paesaggio urbano del nord
Italia, filmati in campo lungo, con riprese che accentuano le linee
geometriche, quasi astratte della stazione centrale di Milano, dello
stadio Vigorelli, dei caseggiati della periferia milanese e delle sponde
dell'Idroscalo, dove si svolge la sequenza più bella del film,
quella in cui Simone uccide Nadia.
Tornando a La caduta degli dei, le cerimonie familiari, interpretate
come manifestazione della falsa armonia tra i vari membri, vengono teatralizzate
da Visconti in modo che la decadenza morale degli Essenbeck venga descritta
dalla perversione di queste stesse cerimonie. Varie scene del film denunciano,
in modo più o meno esasperato, questa scelta espressiva. La recita
familiare interrotta dalla notizia dell'incendio del Reichstag, può
essere citata come un esempio blando di questa distorsione descrittiva,
utilizzata con più aggressività nella sequenza del funerale
di Joachim, in cui la cerimonia funebre si trasforma, nella sinistra
atmosfera delle acciaierie, in un inquietante scenario di sospetti e
rancori, per poi raggiungere il suo apice di crudeltà e aberrazione
nella scena del matrimonio di Friederich e Sofia, allestito come una
macabra parodia della cerimonia nuziale, in cui gli invitati sono la
feccia di Monaco e il regalo di nozze il cianuro.
Nella composizione delle scene familiari si fa presente anche l'intersezione
del cinema con la pittura. I gruppi familiari spesso sono sospesi nella
loro immobilità come se si trattasse di conversation pieces,
nell'intento di esaminarne minuziosamente i componenti.
Il procedimento di sospendere i gruppi familiari nell'immobilità
era già stato usato da Visconti nel Gattopardo, dove i cerimoniali
dei Salina - il rosario, la toilette, la lettura, il gioco, il picnic,
il pranzo - vengono descritti come delle sontuose nature morte o delle
repliche di quadri famosi, come accade con la scena del picnic che riproduce
fedelemente Le dejeuneur sur l'érbe di Manet.
© Mauro Porru - Ufba.
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