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Vent'anni
di teatro /4
di Luchino Visconti
Fu un po' per caso che io arrivai al teatro, pochi
mesi dopo la fine della guerra. Mi chiesero di fare una regia per la
compagnia dell'Eliseo, che allora si qualificava già "stabile".
Dietro le quinte, il vero finanziatore era il padrone della "Lux",
Riccardo Gualino.Faceva da direttore amministrativo Libero Solaroli,
che era stato il mio direttore di produzione durante le riprese di Ossessione.Con
un solo film alle spalle, io non avevo mai fatto del teatro, praticamente.
Mi ci ero un po' provato a Milano, quand'ero ragazzo, credo nel '28.
Avevo appena finito il servizio militare e tornando a casa trovai che
mio padre aveva appena fondato la compagnia del Teatro dell'Eden, dove
fra l'altro debuttò Andreina Pagnani. Io curai semplicemente
l'allestimento scenico di due spettacoli. Ma allora pensavo soprattutto
ai cavalli.
Nel dicembre del '44, quando mi fu proposta la regia dei Parenti terribili
all'Eliseo di Roma, la prima cosa che chiesi fu questa:"Quanti
giorni di prove mi date?". Mi diedero sedici giorni. Cominciai
subito a suscitare i malumori nella compagnia. Allora esisteva ancora,
nelle compagnie, il sistema ferreo dei ruoli. La Pagnaniera la primadonna,
la seconda donna era la Morelli, la Braccini faceva da promiscua-madre.
Cervi il primo attore e Stoppa l'attore brillante. Io diedi la parte
della seconda donna alla Braccìni, feci fare attrice giovane
alla Morelli, e scatenai il finimondo.
Queste cose le seppi molto tempo dopo. In quei giorni capivo solo che
tutti mi guardavano dall'alto in basso. C'era Cervi che andava in giro
dicendo "Pazienza ragazzi, tanto la commedia casca al secondo atto
e non se ne parla più".
In due settimane riuscii a mettere su lo spettacolo. Allora le recite
erano ancora diurne, per mancanza di energia elettrica, e noi si provava
di sera. Feci io stesso i bozzetti delle scene e provvidi all'arredamento.
Debuttammo, alla fine di gennaio del '45, e fu un successo clamoroso.
Tutti se ne ricordano ancora. Alla fine dello spettacolo il pubblico
salì per le due scalette laterali e invase il palcoscenico abbracciando
gli attori, che erano i più sbalorditi di tutti.
Quali furono le ragioni di quel "successo"? Il pubblico, soprattutto,
ebbe la sensazione di assistere a qualcosa di assolutamente nuovo. Fu
l'estremo realismo della messinscena e della recitazione a coglierlo
di sorpresa: fu un po' come quando, a scuola, si cancella tutto sulla
lavagna e si comincia da capo. Nessuno immaginava che si potesse recitare
con tanta verità. Lo dice Giorgio De Luilo, che allora era ancora
un allievo dell'Accademia d'arte drammatica e che assistette alla prima
dalla galleria.
Per la regia, Gualino mi aveva fissato un compenso di 12.000 lire. Ma
dopo un po' di repliche a teatro pieno, sicuro del risultato, il produttore
fu come preso da un lieve rimorso, e mi fece sapere che voleva darmene
almeno 15.000. Io, con un gesto d'orgoglio che adesso può sembrare
un po' comico, dissi di no: "Abbiamo stabilito 12.000 e 12.000
sono".
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© "L'Europeo", numero 13-14, marzo
1966.
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