Giorni di gloriaGiorni di gloria

Anno: 1945
Durata: 70'
Origine: Italia
Colore: Bianco Nero
Genere: Film di montaggio documentario
Soggetto: Mario Serandrei
Coordinamento: Mario Serandrei e Giuseppe De Santis
Commento: Umberto Calosso, Umberto Barbaro
Regia: Luchino Visconti (Sequenze del processo Caruso), e M. Pagliero (le Fosse Ardeatine)
Scenografia: Gino Franzi
Montaggio: Mario Serandrei, Carlo Alberto Chiesa
Musiche: Costantino Ferri
Fotografia: Della Valle, De West, Di Venanzo, Jannarelli, Lastricati, Novano, Pucci, Reed, Terzano, Ventimiglia, Werdin, Vittoriano, Manlio.
Produzione: Titanus A.N.P.I.
Proiettato in pubblico per la prima volta nell'ottobre 1945
Distribuzione: Titanus Film

Trama del film:
Il documentario rievoca l'oppressione nazifascista avvalendosi di vari documenti girati per l'Italia, compreso il massacro delle Fosse Ardeatine che è riprodotto nella sua terribile drammaticità.

Luchino Visconti aveva ripreso per conto dell'esercito anglo-americano il processo contro l'ex questore di Roma Pietro Caruso, la fucilazione che ne seguì dello stesso Caruso, del delegato Scarpato e di Pietro Koch.
Quest'ultimo responsabile della Pensione Jaccarino, famosa prigione fascista per le sevizie e i maltrattamenti, dove lo stesso Visconti vi era stato imprigionato per un breve periodo.

GIORNI DI GLORIA -



Luchino Visconti testimonia al processo Pietro Koch
Luchino Visconti testimonia al processo Pietro Koch


Il film
© Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
http://www.ancr.to.it/

Il film è il montaggio di numerose sequenze e immagini fotografiche sulle distruzioni causate dalla guerra in Italia; sulle drammatiche condizioni di vita della popolazione; su personaggi e azioni dei fascisti e dei nazisti; su situazioni relative all´Italia libera. Ma i “giorni di gloria” sono quelli della Resistenza: ed è questo tema celebrativo a dominare il tono del film. Combattimenti partigiani contro gli occupanti, rastrellamenti, rappresaglie nazi-fasciste, tedeschi che si arrendono, attività clandestine nella città, lanci con paracadute di rifornimenti ai reparti partigiani; e infine la mobilitazione e gli scioperi che preannunciarono l´insurrezione e la liberazione, a opera dei reparti partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, delle grandi città del Nord: Genova, Torino, Milano, Venezia. Sono quindi sviluppati in particolare due episodi. Il processo a Pietro Caruso (girato da Visconti) è la cronaca vivacissima e drammatica del procedimento contro il questore di Roma, uno dei compilatori degli elenchi di ostaggi da trucidare alle Fosse Ardeatine; durante il processo - che si concluse con la condanna a morte per fucilazione - l´esasperazione popolare portò anche a uno sconvolgente atto di linciaggio (documentato dalla macchina da presa) contro uno degli arrestati, il direttore del carcere romano di Regina Coeli, Carretta. Il tema delle Fosse Ardeatine (con riprese dovute a Pagliero e De Santis) è documentato in immagini di tragica evidenza: il ritrovamento, la ricomposizione e il riconoscimento dei corpi dei 335 esseri umani trucidati dai nazisti e rimasti sepolti per mesi sotto tonnellate di tufo. Di particolare intensità sono anche alcune rare testimonianze sonore di donne parenti delle vittime. Una scritta finale chiarisce gli obiettivi del documentario: «A tutti coloro che in Italia hanno sofferto e combattuto l´oppressione nazifascista è dedicato questo film di lotta partigiana e di rinascita nazionale».

Film di montaggio coordinato da G. De Santis e montato da M. Serandrei (che ne fu anche l´ideatore) sulla Resistenza, dalle tragiche giornate del settembre 1943 fino all´aprile 1945. Prodotto da Fulvio Ricci per la Titanus e dall´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia (ANPI). Commento non privo di enfasi retorica di Umberto Calosso e Umberto Barbaro. L´impostazione di fondo è quella di una sintesi patriottica e interclassista. La parte più debole è quella sulla guerra partigiana soprattutto per la (logica) scarsità del materiale di documentazione, in parte ricostruito. Il film conta per le immagini (girate da M. Pagliero) sull´apertura delle Fosse Ardeatine con i cadaveri dei 335 italiani uccisi per rappresaglia il 24 marzo 1944 e per le sequenze (girate da Luchino Visconti) del processo al capo della polizia Pietro Caruso e a Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli con le prime fasi del suo linciaggio. Fu proiettato in pubblico per la prima volta il 18 ottobre 1945 a Roma.
Morando Morandini, Il dizionario dei film

De Santis: Giorni di Gloria nasce in questo modo. Nel nostro gruppo c’era un grande montatore, Mario Serandrei, un uomo che nella storia del cinema italiano ha occupato un ruolo molto importante, anche se poi è ricordato meno di quanto si dovrebbe. Al pari di Libero Solaroli, direttore di produzione, della stessa formazione culturale, della stessa generazione. Così anche Serandrei era un uomo di grande cultura, di formazione culturale anche molto raffinata. Insomma, io e lui avemmo l’idea di metter insieme questo materiale che, ci dicevano, le varie formazioni partigiane avevano girato in Piemonte e in Emilia Romagna. In più anche gli Alleati avevano altro materiale girato. Mettemmo insieme questo materiale e decidemmo anche di far girare qualcosa che potesse rinvigorire o rinfrescare o dare forza. E decidemmo di fare un documentario. Questo a Roma, ancora prima della liberazione del nord. Però il film lo abbiamo fatto dopo, quando avevamo tutto il materiale. Comunque nasce a Roma, tutto a Roma, viene anche montato a Roma.

Ci sono anche alcune cose di finzione, girate da me. C’è un’azione dei GAP, fatta con degli attori, di finzione vera e propria. Poi c’è il processo Caruso girato da Visconti, già con un’idea televisiva. Visconti ebbe l’idea di mettere tre macchine cosa che allora nel cinema non si usava, ebbe questa bella intuizione per cui poteva stare sul primo piano di questo che veniva condannato alla fucilazione, poi c’era il padre di Berlinguer che leggeva la sentenza, e quindi avere tutti gli effetti e le cose che si vedono.

Io girai poi la parte delle interviste ai parenti fuori dalle Fosse Ardeatine. Non ebbi il coraggio di entrare dentro, perché avevo molti compagni e amici che erano stati fucilati, proprio non me la sentii di entrare dentro. Questo lo girò Pagliero, lui girò all’interno, io le interviste all’esterno. C’è una lunga carrellata che è mia. […] Devo dire una cosa, anche questo è bene che si sappia. Finito il processo Caruso ci fu un tentativo di linciaggio che noi girammo, che Visconti girò, interamente. C’è, negli archivi dellAnpi dovrebbe esserci, a meno che gli alleati non l’abbiano fatto sparire. Non ci sentimmo, onestamente, di montare quella roba, perché non ci sentimmo di mostrare questa folla imbestialita, questo corpo straziato. Giusto? Non giusto? Non le so dire, non so rispondere a questa domanda. Però il materiale c’era.

Gobetti: Io credo che questo sia il film più rivoluzionario che esista. Come struttura. L’idea di fare un documentario, un film, che non è un film a soggetto, con queste cose visive, nel 1945. Secondo me anche questa è la Resistenza. Se non c’era prima la Resistenza non poteva esistere un film del genere, che proprio nella sua insolita struttura ti suggerisce che, in un mondo nuovo, ci potrebbe essere un cinema diverso, nuovo.

Intervista video a Giuseppe De Santis realizzata il 17 giugno 1994 da Paolo Gobetti, Paola Olivetti, Giacomo Gambetti, Daniele Gaglianone


iconMario Serandrei.
Giorni di gloria. Gli scritti. Un film

Il Castoro, 1999
Libro disponibile presso IBS Italia


 
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